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Monday, September 16, 2013
Ron Silliman letto da Renata Morresi @ Ex.it (il video)
Ron Silliman, lettura di Renata Morresi @ Ex.it – Materiali fuori contesto, Albinea 12-14 aprile 2013
Traduzione di Gherardo Bortolotti (e Michele Zaffarano).
Friday, May 24, 2013
Gherardo Bortolotti @ Ex.it (il video)
Gherardo Bortolotti @ Ex.it – Materiali fuori contesto, Albinea 12-14 aprile 2013
Monday, January 16, 2012
°critico per eexxiitt / antonio loreto su gherardo bortolotti
Per vivere molto, bisogna
vivere la vita altrui.
(C. Dossi, Note azzurre, 68)
vivere la vita altrui.
(C. Dossi, Note azzurre, 68)
opinioni differenti circa l’azzurro.
(G. Bortolotti, Tracce, 10635)
(G. Bortolotti, Tracce, 10635)
Il dinamico lavoro letterario di Gherardo Bortolotti, iniziato in rete una decina di anni fa e tuttora online[1], si concede di tanto in tanto qualche istantanea, di stabilirsi cioè nella forma del libro, come quando nel 2008 viene autoprodotto l’e-book Tracce, che trascrive i post pubblicati pressoché giornalmente dal luglio 2005 al settembre 2008 sul blog Canopo. La pagina si offre come una successione di brevi frasi perlopiù prive di autonomia sintattica[2] (ché di una frase di tal fatta consisteva il singolo post) progressivamente numerate a partire da 10067. Quelle che seguono rappresentano qualche caso esemplificativo:
10079. donne che attraversavano, come amazzoni, il mio campo visivo.
10442. guy debord.
10568. la realtà, i suoi operatori autorizzati.
10676. evergreen concettuali, standard di pensiero buoni per ogni occasione, come: «è colpa loro», «se potessi fare quello che voglio», «non meritavo di soffrire».[3]
10442. guy debord.
10568. la realtà, i suoi operatori autorizzati.
10676. evergreen concettuali, standard di pensiero buoni per ogni occasione, come: «è colpa loro», «se potessi fare quello che voglio», «non meritavo di soffrire».[3]
Un linguaggio insolito per le lettere italiane, come si vedrà, che tuttavia rimanda – prima che ad altri più o meno recenti, in particolare di lingua inglese[4] – a un modello nostrano di un secolo, un secolo e mezzo fa, mostrando una somiglianza formale piuttosto sicura con qualche non rarissima nota azzurra di Carlo Dossi, di quelle che si sottraggono al predicato diaristico da una parte e aforistico dall’altra, risparmiando al lettore sia vicende strettamente particolari sia pretese di sapienze universali (con il loro valore di verità), per rimanere constatazioni, annotazioni, essenziali appunti di lettura e di scrittura ad uso dell’autore:
169. Frasi stereotipate, tempo edace – humida nox – fulva harena –
334. Il terribile umorismo di Macchiavelli.
4508. orgie di studio dalle quali mi alzavo esaurito.
5687. La letteratura, il romanzo cinetografico dello Zola.[5]
334. Il terribile umorismo di Macchiavelli.
4508. orgie di studio dalle quali mi alzavo esaurito.
5687. La letteratura, il romanzo cinetografico dello Zola.[5]
Thursday, December 15, 2011
da: "senza paragone" / gherardo bortolotti
senza paragone 13
01. simili alle scritte sui muri, alle ere del loro sovrapporsi, come se gli scorci urbani potessero, in prospettiva, proferirne il senso, quando tutto sarà finito
02. diversa dall’ostinazione dei giorni, dalla trama velleitaria che le cose si piccano di mantenere in piedi, occupando in silenzio le tue stanze, l’ufficio, i marciapiedi di viali periferici trafficati, in cui ti riprendi da lunghi pensieri sottotraccia, da catene di associazioni slogate, di visi, di brutte figure, per evitare una donna che passa, il palo della luce su cui qualcuno, in un giorno lontano, ha attaccato un adesivo e qualcun’altro, successivamente, un altro ancora e forse un’automobile, sbandando, ha rotto il faro i cui frammenti, senza capire, ti trovi a fissare dispersi, impolverati, quasi preziosi
03. non diverso dal centro commerciale, d’inverno, di sera, quando le luci dei fari si muovono nei viali del suo parcheggio e per pochi minuti si accendono, come scene di vicende spaiate, concitate, le istantanee senza senso di famiglie che salgono in macchina, di donne con il carrello vuoto, di sacchetti della spesa appoggiati per terra, accanto al bagagliaio dove, nell’ombra, sembra muoversi un cane
04. come i giardini sul retro delle villette a schiera, gli angoli in cui qualcuno ha lasciato un rastrello, appoggiato al muro percorso da crepe, macchie, segni di corrosioni microscopiche e incessanti
05. pari al suono della sveglia, che innerva la finissima tensione superficiale del sonno, la dissipa all’istante e ti rimette in posa, sullo sfondo della realtà corrente, nel mezzo di scene di interni, ricordi, occupazioni transitorie e ti inizia a una sequenza spastica di eventi, inarrestabile, votata al sacrificio del proprio giorno, alla consumazione del tempo e delle occasioni, mentre, superando la porta della tua camera, il cono degli impegni, delle stipulazioni che hai in corso con ciò che è vero, ti precede in bagno, in cucina, lungo le scale che scendi
* * *
senza paragone 17
01. identici a cose che credi di aver visto con la coda dell’occhio, forme lunghe, cupe che si rifugiano dietro l’angolo della credenza, oltre le piante all’ingresso, nel corridoio da cui ti arrivano i suoni furiosi della lavatrice che centrifuga la biancheria, i jeans che fra qualche giorno
02. simile all’indice che a volte ti guardi, mentre fai qualche cosa, mentre digiti le cifre del tuo codice al bancomat aspettando conferme da sistemi contabili complessi, innervati via cavo nei volumi cittadini, raggiunti da circuiti globali di comunicazioni via satellite, server farm attrezzate in periferie del terziario, centri di calcolo dedicati alla produzione di algoritmi per l’analisi delle transazioni di valuta, dei loro picchi, della velocità con cui, come maree di lacerti di pensieri e associazioni di idee, attraversano sottotraccia il fenomeno più complesso della finanza transnazionale che trascina nel proprio moto, come una rete a strascico, sistemi meno rigorosi come le nostre vite, i piccoli progetti, i destini legati alle filiere industriali ed alle medie salariali nazionali
03. differenti dalle belle mattine di sole, dalle occasioni, dalle piccole coincidenze che si innestano nel moto del giorno, come anime in fil di ferro, sottili, raggiate, filiformi, in grado di rimanere, nel tempo, dopo il crollo dei minuti, delle ore, in piedi come resti di muri in cemento armato, alzati in anni passati, consegnati al futuro, al disfacimento
04. diverso dal fluido del giorno, dai coaguli di ordine involontari, dai minuti, lamellari intralci all’entropia in corso che li trascina dispersi, invischiati, attirandoli verso il fondo su cui si depositano i casi della tua vita, le vacanze in estate, i pranzi da amici che, mentre parlano d’altro, senza quasi capire
05. diverse dalle cose che dici la sera, dalle abitudini a cui ti riporta il mattino
06. simile a ciò che non vedi, ai fiori che perdono i petali sul tavolo del salotto, mentre tu sei in ufficio, e torni per raccogliere le prove di una stagione di eventi segreti, di un tempo mitico in cui, nella penombra, il tessuto connettivo del calice ha ceduto e, per alcune frazioni di secondo, la falda bianca e carnosa ha solcato il volume dell’aria nelle cui correnti convettive, dalla sala, alle camere, riprendi ad abitare
Friday, December 2, 2011
La meraviglia e la volontà di dire: il senso della scrittura di Michele Zaffarano
Gherardo Bortolotti
Una delle questioni che più urgentemente pone il lavoro di Michele Zaffarano è certo quella della disgiunzione tra il senso del testo e l’intenzione dell’autore. La sua scrittura, infatti, si muove in uno spazio precedente alla “volontà di dire” che si considera spesso, per annosa tradizione o per semplice pregiudizio, alla base della scrittura poetica (se non della scrittura tout court). Così facendo, Zaffarano offre la possibilità di un modello diversamente organizzato di letteratura, di testo, di lettura, e permette l’esperienza di quella che potremmo definire una meraviglia radicale, strettamente legata alla dimensione quasi pulsionale, originaria del significato (delle cose, delle parole). [ continua a leggegere qui ]
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