Thursday, March 15, 2012
LOCOMOTRIX / Amelia Rosselli
New Book from the University of Chicago Press
A musician, musicologist, and self-defined “poet of research,” Amelia Rosselli (1930–96) was one of the most important poets to emerge from Europe in the aftermath of World War II. Following a childhood and adolescence spent in exile from Fascist Italy between France, England, and the United States, Rosselli was driven to express the hopes and devastations of the postwar epoch through her demanding and defamiliarizing lines. Rosselli’s trilingual body of work synthesizes a hybrid literary heritage stretching from Dante and the troubadours through Ezra Pound and John Berryman, in which playful inventions across Italian, English, and French coexist with unadorned social critique. In a period dominated by the confessional mode, Rosselli aspired to compose stanzas characterized by a new objectivity and collective orientation, “where the I is the public, where the I is things, where the I is the things that happen.” Having chosen Italy as an “ideal fatherland,” Rosselli wrote searching and often discomposing verse that redefined the domain of Italian poetics and, in the process, irrevocably changed the Italian language.
This collection, the first to bring together a generous selection of her poems and prose in English and in translation, is enhanced by an extensive critical introduction and notes by translator Jennifer Scappettone. Equipping readers with the context for better apprehending Rosselli’s experimental approach to language, Locomotrix seeks to introduce English-language readers to the extraordinary career of this crucial, if still eclipsed, voice of the twentieth century.
“In the landscape of twentieth-century Italian writing, Amelia Rosselli’s poems stand out as a unique achievement, cultivating oblique, discontinuous forms that mix social diagnosis and satire, memory and introspection, tragedy and utopianism. Jennifer Scappettone’s editorial project is a work of cultural restoration that helps to create a broader context in which the anglophone reader can more fully appreciate Italian poetic traditions. But she has done much more: drawing on her own formidable skills as an experimental poet in English, Scappettone has produced an ambitiously innovative translation whose effects are at once stunning and uncanny in recreating the Italian. The result is a body of poetry that is challenging, to be sure, yet tremendously powerful.”—Lawrence Venuti, Temple University
Jennifer Scappettone is assistant professor of English and creative writing and associated faculty of Romance languages and literatures at the University of Chicago, and was the Andrew W. Mellon Post-Doctoral Rome Prize Fellow in Modern Italian Studies for 2010-11. Her poetry collections include From Dame Quickly and the bilingual Thing Ode/Ode oggettuale.
Please contact Micah Fehrenbacher at the University of Chicago Press for more information.
Tuesday, March 13, 2012
la sintassi e i generi / elio pagliarani. 1959
Non ha senso negare l'identificazione lirica = poesia senza una reinvenzione dei generi letterari.
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Thursday, March 8, 2012
quattro testi / simona menicocci. 2009-2010
[da: Incidenti e provvisori, di prossima pubblicazione presso La camera verde]
(la via d’uscita non è la porta d’ingresso)
guardi dove guardi
la possibilità che ci sia
e sia inclinato il profilo
della voce alle tue spalle.
non c’è passaggio:
tutto ciò che sta per finire
abita qui.
momentanea e rassicurante
ogni cosa al suo posto:
l’ordine dei ciechi
che facilita il gesto.
Cosa resta del gesto
non portato a compimento?
*
stanno morendo - le piante - muoiono o no? - tanti
a tonfi - attorno - ritornano o no? - pochi - parchi -
a chiazze - nelle piazze del mercato - i giorni pari -
i giorni dispari - la faccia tremebonda - quando non si ha
e non si hanno - soldi non solo sogni - per chi ha cose -
le cose da fare - le cose che restano e tornano domani -
da fare per essere fatte - o anche - per dire di averle -
fatte per dircelo che non - muoiono e muovono la mucosa -
della parte cava - dalla parte giusta - dall’alto verso -
attraverso il naso - lo spazio provvisorio per poca umidità -
la sinusite che soffia - soffri - gli olezzi - i profumi -
per abituarsi - la puzza nelle piazze del mercato -
anche la domenica, a cercare gli scarti - ti svegli tardi -
la domenica, ti attardi. -
Il frigo è pieno.
*
spremono falci e croci e martelli e fiamme -
premono - prenderanno - credendoti codice a barre -
numero e non parola - numero e non parola-
chiedono acqua e chiodi e chiedono - ti tolgono -
taglieranno - in parti uguali - le leggi - che violano -
volendosi - primi padroni - di patrimoni - di patrie -
pietose. - primi - prima di porsi il dubbio -
modellando la domanda - la faranno - prima -
risponderanno - ultimi - prima di ultimare -
la sentenza - le sequenze incrociate - scorci di verità -
contraffazioni - falsificandosi - contraddicendoci.
ci basteranno, bastandoci i bastoni sulle tibie dei no
più nudi per calcolare lo scarto, la risultante
per dire ennesime afonie.
ancora più inconsistenti - rincorrendoci - nelle gabbie -
ricurve - rinneghiamo - pasti lenti - passi falsi -
sulle passerelle disertate - vetrine - grembi -
da vendere - biasimandoci - con le camicie larghe.
Non vedendo. a tastoni a tamponare gli spigoli,
i contorni, il fenomeno aguzzo, i fili
che ancora tirano, tirano fuori
ma dentro, entrano dentro.
*
dondolando tra i capoversi delle giunture - scendendo -
trascinandosi - accaparrandosi - la pelle - i capillari - arrossati -
arrischiandosi - tra le vene alonate - allontanate - in fondo -
nei polpacci - dietro gli stinchi forti - a punta di cuspide inutilizzata -
rimpolpandosi - segmenti - cartilagini consunte - deformati -
affabulati - nelle virgole - respirano - svaporano -
svaporeranno - gli errori hanno fame - di linee - nubifragi - nudità.
affilàti, sfoderàti
con le macchie rosse, sotto coperta,
alitiamo, trafitture tonde,
a violare.
più volte fermàti a mangiare,
digiuneremo nelle scodelle del petto
pulito, glabro,
apriamo labbra.
Sunday, March 4, 2012
d.b. per eexxiitt - lì sotto, anche:
non crede troppo al fatto di perdere conoscenza _ ora richiede l'attivazione di una voce in differita _ ha un'idea per attirare la fame nei polmoni _ crea un canale dallo stomaco all'aorta : se puoi, urla : sa che non può riuscirci _ ha smesso di replicare a chi gli parla di miseria _ mostra a tutti il suo cordone ombelicale _ non conosce nessun motivo di vanto nella nascita _ si riproduce in varie dimensioni _ sa che adesso la sua voglia non potrà finire _ o che potrebbe non cambiare niente _ per via di questa fame a breve termine _ illumina l'interno del proprio corpo : se puoi, urla : si dimena _ prova l'irriverenza degli arresti _ tenta di incrociare arti già sbarrati _ qualcuno portato via disteso _ decide di mettersi da parte _ sono giorni che non si toglie le scarpe _ non sa se piangere o meno _ unisce al fatto di spostarsi l'andar via _ gli dicono che il plotone è a venti metri _ finisce dietro agli occhi di qualcuno _ passa attraverso _ si sente come un pezzo di cristallo _ non sa perché _ si mostra a chi lo guarda _ dice che non siamo un corpo intero _ che un giorno _ che un giorno _ che un giorno _ potremo contrapporci all'idea di andare via _ sparire _ solo quando è chiaro che nessuno avrà più fretta _ pensa che qualcuno deciderà _ potrebbe non cambiare : se puoi, urla : rantola _ dice che non potrà riavere niente _ se non il niente _ il niente si prepara invece a riavere tutto _ a ritrovare ciò che è esatto _ vuole tutto al punto di partenza : se puoi, urla : resta inerte _ si siede ai blocchi di partenza _ osserva la tensione nelle gambe di chi corre _ se ne va via con un'idea _ non parte ma rimane nascosto _ incorre nella squalifica _ non sa se ridere o meno _ ha sonno _ si chiede dove vadano tutti _ dove si affrettino continuamente _ se lo riguarda ciò che accade loro _ conosce ogni angolo di porfido _ sa che verrà a piovere _ dal traguardo lo separano centinaia di calotte traballanti _ gusci esalati dal caldo _ pensa di star male _ vorrebbe andare via _ arrendersi _ con l'idea che un giorno _ che un giorno _ che un giorno _ il suo cranio non regga la pressione interna _ e minacci di spaccarsi _ e non c'è niente che si apra in questa breve storia _ se non un corpo universale_ lo stesso timore di cadere _ a breve andare via _ e di farsi uno all'uno _ al vapore che si attenua _ il fatto di non odiare _ lo porta a difendersi di nuovo _ dal riverbero in presa diretta _ ha un'idea per levarsi questa fame : se puoi, urla : per evitare di riprendere coscienza
Friday, March 2, 2012
1964
vattensaga. lei prende, lui non respira.
notice that you tongue the upbeats.
l’alambicco fatto arte, non distrae.
B - bridge:
consenso per scrivere
puoi non leggere, disossare funghi.
aggiunge alcol al sommario.
storia del vocabolo.
pedale. tema. (A)
Thursday, March 1, 2012
5 pezzi da "I cani dello Chott el-Jerid" / Andrea Raos. 2010
L’innaturale rimane,
cadono in sequenza.
Dove è, chiude.
Dove chiude, chiedono continui.
Dove spera, era.
Nega, come ora.
* * *
Solidago. Alizarina. Granata. Felce. Mattone. Oltremare. Zinco. Titanio. Ametista. Zaffiro. Carminio. Porpora. Fiamma. Corallo. Glicine. Acquamarina. Amaranto. Giada. Bruciato. Celadon. Ruggine. Eliotropo. Mirto. Cremisi. Malva. Magenta. Rubino. Cinabro. Falun. Cadmio. Indaco. Ciano. Cenere. Nero. Forma. Spento. Mano. Fuso. Cera. Carta. Mania. Fumo. Roccia. Praseodimio. Arancia. Cadenza. Disossato. Intimo. Covo. Brivido. Calcare. Guscio. Conocchia. Staffile. Rebbio. Cava. Rame. Cielo. Stasi. Resto. Vento. Sonaglio. Buio. Staffa. Ruscello. Vena. Seta. Osso. Cranio. Inchiostro. Ossido. Squama. Costellazione. Ciglio. Catena. Sole. Scudo. Anello. Ferro. Specchio. Fessura. Ricciolo. Piuma. Sciabola. Lama. Risacca. Vetro. Cascata. Bosco. Mano. Crepaccio. Palmo. Brachiblasto. Conchiglia. Perla. Fruscio. Battito. Capra. Coperta. Schiuma. Cassa. Ala. Ditale. Crosta. Scarpa. Foglia. Aquila. Soma. Fuoco. Pipistrello. Cirro. Gabbia. Seme. Incendio. Nido. Ciuffo. Gravitazione. Lancia. Cavalletta. Vena. Raggio. Goccia. Morso. Rete. Foschia. Gelo. Stella. Piaga. Schiocco. Ripiano. Selce. Punta. Torrente. Parete. Cassa. Schianto. Cibo. Ramo. Freddo. Caduta. Scroscio. Radice. Tralcio. Ceppo. Palpebra. Dente. Tenda. Alba. Gasometro. Catrame. Ventre. Gorgo. Orizzonte. Fossa. Isola. Tronco. Saliva. Fango. Raggio. Mesosfera. Batuffolo. Numero. Ununtrio. Tropopausa. Unghia. Sorso. Sfiato. Ghiaccio. Muscolo. Crollo. Scafo. Lastra. Strada. Polso. Lampo. Ciano. Indaco. Cadmio. Falun. Cinabro. Rubino. Magenta. Malva. Cremisi. Mirto. Eliotropo. Ruggine. Celadon. Bruciato. Giada. Amaranto. Acquamarina. Glicine. Corallo. Fiamma. Porpora. Carminio. Zaffiro. Ametista. Titanio. Zinco. Oltremare. Mattone. Felce. Granata. Alizarina. Solidago.
* * *
Mentre attraversavo la depressione salina dello Chott el-Jerid, in un battito d’ala del sirratte paradossale abbiamo ammassato i cani sul ciglio della strada e li abbiamo circondati di bastoni e pietre. Sentono che sta per accadere e ringhiano maschi e femmine, le madri strette ai piccoli, di pelo ritto. Abbiamo calato il primo colpo di bastone e spaccato il muso contro le zanne spezzate giovani.
Quanto sangue hanno dentro, si gettano all’indietro ricadendo, non c’è spazio, sulle madri inferocite, impazzite, piangono sui piccoli – gli ultimi sotto i cadaveri, alcuni soffocati dai cadaveri, dai cani, altri schiacciati al suolo. Li finivamo, chi terrorizzato, cieco tentava di scappare lo abbiamo sollevato con una sola mano e gettato alla velocità del lancio – un suono secco, uno scoppiare d’ossa – contro l’asfalto, a frantumarsi il morbidissimo cranio, in quel guaito che non più già non è più.
Dopo abbiamo raccolto le carcasse, una o due o tre per una sola mano, a seconda della taglia. Abbiamo praticato fori nel collo per sgocciolare i corpi del sangue volevamo tornasse, così, alla sabbia. Ci si è presentato il problema della crosta di sale che ricopre il suolo, chiudendone i pori. Abbiamo creato pozze di sangue subito secco e nero contro il rosso smagliante, il rubino, l’azzurro, il solidago, il cadmio, l’acquamarina del sale. Il dolore ci ha toccati mentre ne procuravamo ai cani. Non i corpi freddi della morte ma la laguna calda, liquida molle evaporata, dei cadaveri a 60 gradi neri nella luce.
Quanto sangue hanno dentro, si gettano all’indietro ricadendo, non c’è spazio, sulle madri inferocite, impazzite, piangono sui piccoli – gli ultimi sotto i cadaveri, alcuni soffocati dai cadaveri, dai cani, altri schiacciati al suolo. Li finivamo, chi terrorizzato, cieco tentava di scappare lo abbiamo sollevato con una sola mano e gettato alla velocità del lancio – un suono secco, uno scoppiare d’ossa – contro l’asfalto, a frantumarsi il morbidissimo cranio, in quel guaito che non più già non è più.
Dopo abbiamo raccolto le carcasse, una o due o tre per una sola mano, a seconda della taglia. Abbiamo praticato fori nel collo per sgocciolare i corpi del sangue volevamo tornasse, così, alla sabbia. Ci si è presentato il problema della crosta di sale che ricopre il suolo, chiudendone i pori. Abbiamo creato pozze di sangue subito secco e nero contro il rosso smagliante, il rubino, l’azzurro, il solidago, il cadmio, l’acquamarina del sale. Il dolore ci ha toccati mentre ne procuravamo ai cani. Non i corpi freddi della morte ma la laguna calda, liquida molle evaporata, dei cadaveri a 60 gradi neri nella luce.
* * *
Dopo abbiamo praticato un’incisione sul ventre delle bestie, scavandone le viscere e l’apparato riproduttivo. Ne sono scaturiti filamenti verdi e dorati, vesciche gonfie di liquido scuro, che abbiamo asportato.
Dopo siamo ancora stati nel deserto. A prima sera ci siamo impregnati di odori scuri, ci aggiravamo per il campo spingendoci fino ai bordi ma senza mai uscirne e ci guardavamo negli occhi, ci evitavamo, avvicinati e allontanati ai grandi fuochi accesi per la notte, a seconda di come ognuno di noi reagiva all’escursione termica.
Tornati col pensiero alla terra salina da cui eravamo usciti, canini, mischiati, minimi, vivi, silici, chinati, spinti, diminuiti, sfiniti, abbiamo aspettato che finissero i giorni – quei giorni alizarina, indaco, aquamarina e solidago.
Il cielo spioveva verso la Via Lattea angolato e spezzato, come un salice a pregare che finisse il vento, come io a te.
* * *
Sono momenti d’amore – quel passare
senza voce che li dica, senza pace
una volta detti.
[ Andrea Raos, "I cani dello Chott el-Jerid", Arcipelago, collana "ChapBook", Milano 2010 ]
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