Thursday, August 25, 2011

(n.?)

il tipo citato

prima, la mano

celibe, credibile,

bene gli iniziati la polpa

tutti

questi aloni sul vetro.

Wednesday, August 24, 2011

Quattro categorie più una: “loose writing”


Marco Giovenale
Come esistono spostamenti del continente “testo narrativo”, quando accade che blocchi interi di romanzi, o famiglie di autori, che nel tempo e con lo smarginarsi o vicendevole divorarsi delle teorie fanno massa coesa o si disintegrano e – in una ideale deriva dei continenti alfabetici – assumono una diversa configurazione in quello che pensiamo essere un buon rilievo cartografico delle scritture, così si può dire che le teorie stesse, scogliere intere di definizioni, rupi di criticism, possono compattarsi, franare, emergere, collidere (non nella realtà-realtà, fortuna vuole; sì nella più concreta realtà dei segni che ci costruiamo, a proposito della realtà-realtà).
A questo proposito – con io meno critico che autoriale – vorrei suggerire (o dire che vedo, vedrei, penso di vedere) proprio un conflittuale compattamento.
In questi tempi vedo, osservo – e suggerisco – il darsi di una imperfetta ma forse non infelice unione tra categorie o schegge di generi che, considerate poi singolarmente, possono anche non aver ricevuto di fatto una organizzazione e definizione condivisa, ed essere al limite in movimento, addirittura “all’avanguardia”, o perfino di là da venire, in sostanza inespresse. E tuttavia, ancora non espresse e allineate dai critici in elenco, unirsi. Si uniscono. O possono esser passibili di presentazione di gruppo.
Allora ne assommo / accorpo / unisco – o vedo unite – cinque, ora:

– new sentence (Silliman)
– prosa in prosa (Gleize)
– googlism, flarf (Mohammad)
– scrittura concettuale (Goldsmith)
 loose writing


Non metto parentesi dopo la quinta “categoria”; è ancora in larga parte sfocata e ne sono non autore masegnalatore. Non vorrei debordare in imprecisione.
Ron Silliman parla di new sentence a proposito (sintetizzo) di una frase che si innesta volentieri in una sintassi e macroarticolazione o sequenza di frasi che in qualche modo rimandano a contatenazioni tipiche del sillogismo, a segmenti relati, legati (o che esibiscono legami, o che implicitamente chiedono al lettore di vederli, di sentirli stabiliti), proprio nel momento in cui la normale, razionale, dimostrata-dimostrabile descrittibilità e consequenzialità è (giusto grazie a quelle stesse frasi) fatta saltare, gettata in crisi.
Si ha new sentence, aggiungo dunque, nei momenti migliori – per dire – di Partita, di Antonio Porta, o in Balestrini (Tristano, certo non nelle forti spezzature date dalle e nelle sue opere in versi). (Nella new sentence l’andamento sintattico è solitamente mantenuto: i salti di senso avvengono all’interno della nuvola o flusso di coesione sintattico).
Si ha prosa in prosa (espressione di Jean-Marie Gleize) quando viene registrato un azzeramento dei marcatori del poetico. Che questo accada tramite poesie che debordano costantemente in prosa, o per via di prosa che è (solo) prosa, o per via di elencazioni, liste, dissipazioni tassonomiche, racconti non narranti (interrotti, iperframmentati), conta poco. Sono strategie o eventi testuali legittimi. L’essenziale, penso, è semmai l’eliminazione – dal piano delle scritture – del piano delle retoriche e dei tropi stabiliti. Con, in più, il vincolo arduo della indisponibilità a cedere alla tentazione di istituire, con questa prassi, altri tropi, ossia cristallizzare una seconda (altera) retorica, daccapo normante e normalizzante. Dire “prosa in prosa” (tentativamente, aggiungo) vorrebbe anche dire sensibilità alla soluzione individuale, non pregarantita, a suo modo (con “suo” sottolineato).
La definizione di googlism è in buona parte tutta presa da e compresa in un riferimento semplicissimo al più noto e usato (e funzionale ma anche “usurato”) motore di ricerca. Accolto nel sistema della letteratura come strumento di scrittura, elemento nodale. Tuttavia K. Silem Mohammad, che di googlism e del movimento flarf è teorico e autore, specifica che quelle che emergono attraverso googlism non sono frasi e storie e pagine e materiali e occorrenze e insomma oggetti trovati, “found” (come il Merzbau di Schwitters o i readymades di Duchamp) bensì “sought”, attivamente cercati, cacciati (chased), perseguiti-perseguitati e così – coerentemente – montati in testo, stabiliti, formati, costruiti, torniti, ripresi e ‘stabilizzati’.
Spesso (per non dire sempre) montati e formati, per altro, secondo modalità di iterazione compulsiva e paratattica (come certi versi ossessionati da pornografia in Deer head nation, dello stesso Mohammad) oppure per via di una logica da new sentence. E ciò può avvenire sia nello stesso autore che nello stesso libro o frazione di libro.
Materiali incongrui (ma sought and reoriented) vengono incolonnati ed elaborati e/o immersi in parasillogismi, finte storie, dichiarazioni politiche inventate, insulti sconvenienti, volgarità e palesi “scorrettezze”. Un significato di flarf può essere “fuffa”, limatura, scarti.
Nella scrittura concettuale (di cui si parla spesso in panels e contesti e reading e convegni vicini comunque anche a googlism e flarf) è invece la procedura a sostituire la forma. La bontà del testo è praticamente coestensiva con la bontà dell’idea (intenzione, programma, progetto procedurale) di base.
Si decide come procedere: come raccogliere materiali, da dove, in che modo organizzarli: e si inizia. Alla fine l’iter rigorosamente seguito costituisce l’intero del rigore del testo, la sua – diciamo – difendibilità. Un testo – per esempio – consistente nella minuta puntuale micrometrica descrizione di tutti i gesti compiuti in un dato arco di tempo (Kenneth Goldsmith come un Perec al cubo, volendo) diventa un blocco gigantesco di frasi che non è apprezzabile serialmente tramite una lettura integrale o lineare, né si rivela interessante se analizzato nelle sue cellule frasali costitutive, spesso banalissime e giustapposte senza volontà di sottintendere alcun legame di sintassi o consequenzialità (in ciò differenziandosi dalla new sentence, in linea generale).
La scrittura concettuale dà o può dare così origine a testi che singolaremente presi sono somme o monoliti, e appartengono più alla visualità e (anti)monumentalità dell’arte contemporanea, piuttosto che a un possibile inquadramento nelle logiche della retorica discorsiva, della prosa, del verso.
Più difficile parlare di loose writing, e circoscriverne il campo. Se ne può parlare a proposito di alcune pagine in versi e testi-diario di Rossella Or? È una scrittura che ha avuto autori – diciamo pure – “ondivaghi”, e di risultati differenti, specie nel corso degli anni Settanta e Ottanta – ma anche ora, oggi – proprio a Roma. Non si vuole qui ritagliare una frazione di scrittura di ricerca, nella costellazione intrattabile del variopinto contesto (beat, anche, in passato) della capitale. Se alcuni autori vanno citati, occorre sceglierne di connotati, e solidi; e ce ne sono; e sono tali da suffragare la teoria, non metterla in scacco. La Or è tra questi. Altra voce a mio avviso geniale e praticamente infallibile di loose writing è quella di Carlo Bordini. La sua è una scrittura a cui non rendono giustizia gli aggettivi “svagata”, “assente”, “distratta” (all’apparenza), “gettata” (buttata via?). Né ha assolutamente le movenze dell’impersonalità (pur giovandosi di affetti & effetti a questa pertinenti), dell’astrazione o caduta del soggetto, della freddezza. Il soggetto c’è, e se cade non è perché scompare ma perché scivola, ruzzola, scarta di lato, si fa incerto nel/del proprio asserire autoriale (in questo rivelandosi vicinissimo alla prosa in prosa gleiziana), e proprio  non vuole millantare autoritarismo-autorevolezza, anzi sfugge a ogni struttura rigida del sé. Fugge non dalla responsabilità ma dalla irreprensibilità della retorica. La irride irridendosi, semmai.
Si tratta tutto sommato di un auctor e di testi fortemente orientati in senso “egotico” (ma quanto più possibile lontani dal narcisismo; o vicini a un narcisismo per negazione: dove a forza di autolesionismo la sagoma dell’io ricompare sul sonar, dal fondo). (E Dal fondo si intitolava una antologia di scritture di “marginali” – ed emarginati – che Bordini con A.Veneziani curò per Savelli, e che Avagliano ha recenemente ristampato)
Altri nomi che si potrebbero fare (di voci poi particolarmente attive, insisto, a Roma) sono quelli di Paola Febbraro, di Victor Cavallo, e forse perfino di Amelia Rosselli, a cui ci si può accostare – non senza ragioni – da questa precisa angolazione, osservando le intenzionali “debolezze” e i tratti inconclusi, lo sfumato antilirico, nella trama e disegno del suo Diario ottuso, ad esempio.
Se di loose writing si può parlare, come credo, in riferimento a pagine tanto memorabili quanto antiretoriche, “informali” ma non informi, in diversi autori che hanno operato nella capitale e in Italia negli ultimi trent’anni, non possiamo stupirci che i risultati materiali, sulla pagina, di costoro, siano tanto convincenti quanto quelli di chi, in altri paesi, scrive e fa flarf, o googlism, o new sentence, e spesso scrittura concettuale.

Friday, August 19, 2011

degenza quotidiana

*



è più facile morire per bocca altrui ora che nelle cose, nel loro esserci, non c'è traccia di ferocia. ma ciascuna cosa esprime giusto il suo volume, la sua onesta cubatura. non spaventa neppure il bottone di sangue che appunta l'insetto, sul braccio. i lobi viola dei morti, il sangue in panne, imbottigliato, una volta per tutte. niente.

c'è molta pace nel termometro rotto a metà strada, nel mercurio sparpagliato.



il corpo è un vicolo cieco. nessuna febbre negli oggetti ma un'anticamera, un prologo, lo spazio di una tregua. un grigio quasi cubico.



*



gli occhi sono due pastiglie al fuoco lento

del monitor. la lingua è un pipistrello

nel chiuso di uno scontro - la suit à six minutes -



*



(gli eventi riferiscono una morte appiedata, rimasta indietro, col fiato corto. la morte sotto mentite spoglie. senza possibilità di risalire al cadavere, all'oggetto raggiunto e colpito. revenement. l'evento è una citazione, un virgolettato della morte. esserci è un difetto di pronuncia, il discorso è un difetto di postura. questo sonno da divano, esclamativo, funziona da bustino ortopedico)

Wednesday, August 17, 2011

malattia (2009)


come, cosa



(pensa a che cosa rimarrà,
a quel nulla,
e a tutto che si perde)
(e mentre,
che stai perdendo,
pensa come trattieni,
e cosa)


[Giuliano Mesa, da "Quattro quaderni", Zona, 2000]


Monday, August 15, 2011

La Ratta, indice / Günter Grass


Il primo capitolo

in cui viene esaudito un desiderio, sull’Arca di Noè non c’è spazio per i ratti, dell’uomo non avanza che spazzatura, una nave cambia nome ripetutamente, i sauri si estinguono, entra in scena una vecchia conoscenza, una cartolina invita a partire per la Polonia, c’è chi si allena alla stazione eretta e possenti ticchettano ferri da calza.

Il secondo capitolo

in cui si dà un nome ai maestri falsari e i ratti diventano di moda, la fine viene contestata, Hänsel e Gretel scappano via, il Terzo Programma trasmette notizie su Hamelin, qualcuno non sa se deve mettersi in viaggio, la nave getta l’ancora nel luogo della disgrazia, dopo ci sono le polpette, blocchi umani bruciano e popolazioni rattesche ingorgano il traffico per ogni dove.

Il terzo capitolo

in cui si compiono miracoli, Hänsel e Gretel vogliono urbanizzarsi, il nostro signor Matzerath dubita della Ragione, cinque amache sono occupate, il Terzo programma deve tacere, a Stege ci sono i saldi e in Polonia la penuria, un’attrice del cinema viene canonizzata e i tacchini fanno storia.

Il quarto capitolo

in cui si dice addio, un contratto è maturo per la firma, Hänsel e Gretel arrivano, si rinvengono cacche di ratto, regna un’atmosfera domenicale, è l’Epilogo, alcune monete d’oro sono in soprannumero, Malskat deve andar soldato, riesce difficile staccarsi dalle donne e la nave getta l’ancora davanti a rocce cretacee.

Il quinto capitolo

in cui una capsula spaziale è in orbita, il nostro signor Matzerath vede nero, la Ratta denuncia una mancanza di paura, la città di Gdańsk rimane esteriormente intatta, le donne litigano per le meduse, Hänsel e Gretel chiamano all’azione, l’educazione del genere umano continua e viene pronunciata una laudatio.

Il sesto capitolo

in cui l’uomo-ratto diventa pensabile e viene sognato montando la guardia, la Ratta si dimostra pratica dei luoghi, l’erba casciubica lussureggia, le donne viaggiano sotto falso nome, subito dopo lo sgombero incomincia la storia postumana, la sorgente d’errore viene ravvisata in me, il Grande soldo ha il potere e Wilhelm Grimm un’idea.

Il settimo capitolo

in cui viene tenuto un discorso davanti al Bundestag, i Sette Nani sono degli individui, cinque donne sbarcano e vogliono fare un’esperienza, a voce alta e sommessa cantano le meduse, il nostro signor Matzerath arriva a destinazione, Malskat fa ginnastica gotica nel coro superiore, solitaria la Ratta si lagna, la Bella Addormentata si punge col fuso e la nave getta l’ancora sopra Vineta.

L’ottavo capitolo

in cui trascorrono cinque minuti di silenzio, il compleanno segue il suo corso, la Ratta parla di eresie, il cucù canta nel film e nella realtà, le donne si fanno belle, Oskar striscia sotto le gonne, quasi tutto trova la propria fine e sulla Montagna del Vescovo si erigono croci.

Il nono capitolo

in cui le donne rivivono, il paese è senza governo, regna una fame divorante, due mummie con accessori vengono traslate e dopo di ciò comincia l’agricoltura, ratto uccello e girasole sono una sola immagine, gli uomini esistono solo per finta, qualcosa sboccia, butta e si avviticchia per ogni dove, Oskar si intromette di bel nuovo e dopo la prima rotazione consonantica viene celebrata la festa di ringraziamento per il raccolto.

Il decimo capitolo

in cui durante la cerimonia viene giù un temporale, il nostro signor Matzerath si fa valere, la Ratta suggerisce che il relitto alla deriva sia carico di segreti, il Principe se la squaglia, da Hamelin ci sono novità, i ratti in spessa folla si aspettano grandi cose, nessuna posta reca notizie da Travemünde, ma all’inizio della nuova era suonano le campane.

L’undicesimo capitolo

in cui i Venuti diventano sedentari, il sonno incantato finisce orrendamente, a Hamelin un parto trigemino suscita meraviglia, nel processo di Lubecca ai falsari viene pronunciata la sentenza, l’Isola dei Granai è troppo angusta, ancora una volta il nostro signor Matzerath ha previsto tutto, i Watsoncrick mettono ordine e – siccome la posta porta buone notizie – la musica consola.

Il dodicesimo capitolo

in cui una carrozza viaggia nel passato, due vecchi signori parlano di quei tempi, c’è un’altra Damroka dai riccioli belli, si collezionano pezzi da museo e s’ingrassano ratti, una triste notizia turba la festa di compleanno, Solidarność vince, ma niente rimane dell’uomo e l’ultima speranza si dilegua.



[da: Günter Grass, La ratta, traduzione di Bruna R. Bianchi / ©  Einaudi 1987 e 1997]

elenco di elenchi, anteprima epigrafica, recognitiones per eexiit

Sunday, August 14, 2011

parte di annotazione

     
a cinque anni dalla nascita di gammm e di molte altre zone web credo significative (compostxt.blogspot.com, per esempio), si continua a non verificare in italia quello che in qualsiasi paese altrimenti corrotto/sano si verifica da tempo con assoluta serenità e scompostezza.

la dissincronia, chiamiamola così, del paese .it reale rispetto al paese .xx reale raramente è percettibile quanto oggi. ogni specchietto retrovisore, ogni finto led che simula un vero led, ogni codice o cornice sorgente della più piatta pagina ce lo strilla: siamo in un contesto di distorsioni e sovrascritture, di linguaggi e di cose, che non ha niente a che vedere con la letteratura che sporge dalle radici strabicamente sartriane degli scaffali generalisti.

roba in mostra (in morte) letteralmente illeggibile. (questo fatto, o lutto, nel suo insieme, la compra, quindi).
    

d.b. per eexxiitt - holy days - #01

non essere interessati a nessuno barra non essere interessati. vacanze. la macchina accosta perché uno dei passeggeri non si sente bene. questo succede precisamente quando il giocatore nero perde e vince soltanto in due mosse.

è disponibile un aggiornamento per questo gioco cartaceo: si chiama vittimismo, non pesa, agile e maneggevole, non mangia, non sporca, disponibile in confezione da viaggio. non crea assuefazione. necessita di vita. non interessa.

seleziona il tuo paese: italia. paese non trovato. non essere interessati a nessuno barra non essere interessati, barrano tutti e due, finiscono sull'epicondilite causata da un diritto con presa western e finale del colpo alto, sopra la testa, mentre il rovescio bimane non esce come dovrebbe, quindi teso, angolato, sulla riga possibilmente, ma alto, non prende nessun angolo. palline che bucano lo strato di ozono, favoriscono l'ustione.

non interessa, non intero, non intesse. in televisione, quando veniamo ripresi, siamo solidi e in salute ma stanchi e silenti, se possibile sportivi, sportivissimi, quantomeno un po' stupidi, un po' più aderenti allo standard rispetto a quando ci vediamo nello specchio.

non interessa a nessuno se contiamo le rughe di espressione accumulate, pensando che magari, prima o poi, formeranno un pentagramma, e quindi uno alla fine incorra nel piacere, possa immaginare una musica suonata su di lui, da altri che, addosso, che non si debba preoccupare del vecchio e non ricorra ad acidi e tumefazioni, gli airbag che fanno saltare le protesi al silicone.

non interessare, non interessare mai, e questa è una bella serata, questa è esattamente una bella serata, più bella perché il tempo ha cancellato tutto, in particolare il colore delle ringhiere, che però è più bello se così grigio, un po' catrame, e si scrosta e cancella pure il tempo, la luce che è poca, è sempre stata così, ma ora meno, da non dare spiragli, da non darsi. non darsi. non essere interessati a nessuno barra non interessare. non interessare a nessuno. vacanze. non interessa.

Friday, August 12, 2011

sunny

luigi non conosceva l’anacoluto, la grande città delle teste, i ritardi, il non essere. ma poteva legare ugualmente lo scritto: una parete della barriera, un rumore, sapere il meno che. nessun amico può vagare intorno, è la teoria: sopra, nei sogni, una posizione di segnale, un minimo di lusso. dei teenager ora come ora commuove il disappunto, semmai il progetto. comunque, la macchina è la terza dell’uomo.