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Wednesday, September 4, 2013

sotto peggiori paragrafi (18, 23, 25) / fabio teti. 2012

dell’abreazione, e più in dettaglio, che si desidera una spiaggia appartata, per trovarci una bottiglia vuota e assicurarsi che il messaggio è sparito e tuttavia poterlo leggere ugualmente: bisogna avere il coraggio di ammettere che la dignità dell’impulso ricevuto da uomini in numero di dieci è disporre di una serie di oggetti in comune, di fatto una sequenza estranea al potere immateriale degli interessi responsabili e all’inerzia di un’anima astenica (seguiva qui altra frase malintesa, come «amarvi gli uni gli altri in riluttanza sul necesse»). ma è possibile vivere? ovvero, se non è in questione la morte, e lo è, se sono in gestione le ombre e non coloro che hanno appreso la musica di questi parti, perché no? ma ecco finalmente la prova che lo scritto è per chi avrebbe bisogno degli altri: «se sono è solo ascoltando»,

intendiamoci, un simile combattimento è molto meno interessante di quanto in genere una mantide s’immagini, palpabile nel buio, senza gambe o con una, malcompresi, anche, i termini della sua pubblicità, senza rumore o con sei battiti sul verderame, gronda senza, una forte volontà di spuntarla, perché semmai con una grossa propensione al fallimento: donde il sospetto di una calda e malsana, saliva, cui non discende né una mezza convinzione in se stessi né una sponda per l’individuazione del nemico. in ogni caso è il maneggio che vi rende disgustosi, e lo spettacolo sempre; ciò nonostante, in una prova successiva di loconozione nel-del carcere, oppure, nel-del cercare, si potrebbe assistere alla ridistribuzione dei confini di ogni atto d’amore e di ogni fossa comune segreta (quello che aveva l'intestino, voglio dire, in camera, srotolato, non è più in grado di influenzare la tendenza stabilissima dei sassi). e niente, non era giusto e farlo giusto, galleggia in aria alcuno banco di nebbia, cattura le cose malvage che impazienza o un’altra volta ti sconosce, non esitare pertanto ad andare. è chiaro che un tale contorcersi di vermi, i virus dandoci lezioni che non sappiamo imparare

ìmpari alla, eterogenesi dei fini. non c’era più? e il rumore? specifica: un idiota, pieno di strepito e di furore, nési ha bisogno di pensare a come fare per fare accadere le cose. ma non è vero, per così dire, il come è tutto;abbiamo appena iniziato a parlare oppure la faccenda può fermarsi in ogni punto, proprio così. ora useremo il qualche vuoto rimanente, e l'occasione in quanto multiplo da sempre: è sciocco d'altro canto dirsi dire qualcosa, dirò che sembra non si possa descrivere se non nel mezzo dei rapporti da riscrivere. dov’è cheil punto di efficacia divide il passato dal futuro impedendo che una tale teoria vada a parlare con enormi capacità di stoccaggio a parare in detersivi e dentifrici? sembrerebbe più sconvolta, e coestesa, l’inattualità del non ricordo, anacronismo? anatopismo? - diciamo pure l’intrattabile, tenendo fede al vostro vocabolario, se si sconsidera la sequenza temporale di cattivi pensieri, cattivi fatti e figure male dette: il colore della luce della critica, e insieme la proposta di risultati che diverranno evidenti evitandoli nel proseguimento di queste parole senza del resto saperlo. fu allora che lei rise, staccato alcuno paesaggio di tempo, sì da includere le idee nel contesto sbagliato o in un gesto scomposto altrettanto (l’armonioso approccio alle, malattie, appare dunque incapace di condurre una tale situazione: le persone non può renderle partecipi, in particolare al mondo vostro detto della, riproduzione). del modo ancora di trovare le cose per porre fine al silenzio, se questo è quello che si vuole persegua il decorso: la storia in sé del piccolo segmento delle fabbriche di morte, la morigine della vita sul pianeta sottinteso. così accade, attualizzate, ma non sono d'accordo: non è impossibile che noi che ci facciamo di questi prodotti, compriamo infine un mondo in cui non si può prendere con le mani una cosa

Monday, August 27, 2012

sotto peggiori paragrafi (I-III) / f.t. 2012


mi ha fatto un animale, una macchina, una macchina, un animale, come posso assicurare che sia io il responsabile di tutto? e se è una poesia che ho nel mio vecchio cerchio di dolore generato dalla morte di un capello, ho scritto ma è lo stesso anche a causa delle guerre dei segni: perché io, a sua volta, porta alla morte e vi si lascia inoculare senza i vari arredamenti, le applicazioni, dimenticate, per l’espulsione di rifugiati a vario titolo nell’incubo cotidie di bruciato il ragno della, verità, ma mai la tela del regno

centripeto e così in astratte e le scanalature inferiori del piano detto astrale, in cui è il divario di transizione o un’altra formula a scavare all’improvviso un panorama di corpi celesti e di sangue. prepararvi un proprio moto, in luogo, ma una catena anche umana e girare in ogni caso non contando su quell’aggettivo, comune a tutti, o peggio o meglio. invece, si ha giusto una vaga idea della guerra poi coinvolti in un dialogo da strada, e come prorogati o postergati a un’estensione permanente della pressione diastolica e sistolica dai vostri, piccoli conti controllati dai computer, negli eoni con successo

infine, è stata accettata, o non lo è stata. la gente chiama lui un umano, o altro di simile, purché lo si assimili, ché in le scoperte fuori quello toglie cosa solo solo antropomorfa ma gestita dalla scienza come vera: si sta distrutti hanno creato pensa proprio una cassetta, di sicurezza, per l’abuso di potere e la semplicità della larghezza di banda. poi alcuni, di voi o senza ricorrere a dell’acqua, non si ricordano ma niente della tenia né del fuoco: eppure, la passione morale è una parte naturale del corpo come il seno o un’ascella o le dita se lasciate senza pròtesi